
Tra il Riso e la Savana della Baraggia
Buronzo-Buronzina-Rovasenda-Roggia Marchionale-sottocanale Fasoli-San Giacomo Vercellese-buronzo
Un itinerario ad anello immerso nel paesaggio agricolo della Baraggia vercellese, tra risaie, canali e ingegnose opere idrauliche. Si parte dall’agriturismo Armonie in Corte di Buronzo e si segue la Buronzina costeggiando canali e rogge fino all’incastrone della Mapetta.
Dopo aver attraversato zone umide ricche di fauna e la ferrovia Biella-Novara, si prosegue verso Rovasenda, tra le risaie coltivate a riso solidale biologico. Oltrepassando un pioppeto suggestivo si può fare un’escursione che conduce al “trovone”, un affascinante ponte-canale dove la Roggia Marchionale scavalca il torrente Rovasenda e salta nel sottocanale Fasoli.
Il ritorno avviene tra pioppeti, naviletti e campagne attraversando San Giacomo Vercellese, fino al rientro a Buronzo.
Difficoltà: facile
Distanza: 16.1 km
durata media: 1 orA e 10
quota partenza: 188 mt
quota arrivo: 223 mt
dislivello: 35 mt
Descrizione percorso
Questo itinerario è facile e adatto a tutti, sviluppandosi su pendenze lievissime tra le risaie e la brughiera. Questo itinerario è un’occasione splendida per immergersi nella bellezza autentica delle campagne aperte, offrendo il massimo del fascino e del comfort durante le miti giornate di primavera o i riflessi dorati dell’autunno. Per goderti ogni chilometro in totale relax, ti consigliamo di portare con te una buona scorta di acqua e qualche snack, così da vivere una giornata di puro cicloturismo in completa autonomia e sicurezza tra la quiete della natura e il fascino dei piccoli centri storici.
Il percorso si sviluppa principalmente su strade secondarie a basso traffico e sentieri agricoli che attraversano le risaie del vercellese e le brughiere della Baraggia. Il tracciato alterna tratti in asfalto a settori su sterrato battuto e argini, ideali per esplorare l’area di bonifica e l’unica DOP del riso.
Tipo di bici: Gravel o una bici da Touring. Uno pneumatico semitassellato
Tipologia terreno: asfalto e sterrato battuto e argini
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Baraggia, risaie e Canale Cavour
Buronzo – Balocco – Villarboit – Baraggia -Canale Cavour – albano vercellese – parco delle lame del sesia – arborio – san giacomo vercellese – buronzo
Un itinerario ad anello con partenza da Armonie in Corte, a Buronzo, si costeggia il circuito di Balocco e si raggiunge Villarboit attraversando le distese di riso DOP della Baraggia fino al maestoso Canale Cavour, opera idraulica storica a servizio dell’agricoltura. Una deviazione porta ad Albano Vercellese e al Parco delle Lame del Sesia, poi ad Arborio, l’Azienda Agricola Zanazzo accoglie i visitatori nel cuore della produzione risicola vercellese. Il percorso prosegue passando per il Santuario della “Madonna del Bosco” e attraversa San Giacomo Vercellese, prima di rientrare a Buronzo.
Un viaggio tra natura, cultura agricola e paesaggi d’acqua.
Un itinerario cicloturistico ad anello, denominato “Baraggia, risaie e Canale Cavour”, si snoda nel cuore del vercellese tra Buronzo, Albano Vercellese e Arborio.
Difficoltà: facile
Distanza: 36 km
durata media: 2 ore CIRCA
quota partenza: 152 mt
quota arrivo: 198 mt
dislivello: 56 mt
Descrizione percorso
Il percorso è pianeggiante e privo di difficoltà tecniche, ideale per tutti i cicloturisti. Goditi la bellezza di questo itinerario pianeggiante tra risaie e canali, un percorso che dà il meglio di sé nelle giornate primaverili e autunnali o durante le fresche ore dell’alba, quando la luce trasforma il paesaggio in un quadro. Trattandosi di un tracciato che attraversa spazi aperti e autentici tra le aziende agricole, ti consigliamo di portare con te tutto il necessario per l’idratazione e qualche snack energetico: avrai così la libertà di vivere un’esperienza in totale autonomia e relax, assaporando la quiete di questo scenario rurale unico nel suo genere. Presta attenzione agli incroci stradali nei pressi dei centri abitati di Buronzo, Arborio e Albano Vercellese.
Il percorso è su strade secondarie a basso traffico e sentieri agricoli.
Il punto di accesso consigliato è Buronzo (Via Borri), dove la traccia ufficiale pone l’inizio e la fine dell’itinerario. La località è strategica per la presenza di servizi e punti di noleggio e-bike. In alternativa, è possibile iniziare l’anello da Casanova Elvo (Cascina Drusiana), punto di riferimento per i percorsi BikeSquare della zona.
Tipo di bici: Gravel o da Touring o MTB. Si consigliano pneumatici semitassellati
Tipologia terreno: asfalto e tratti in sterrato battuto o ghiaino lungo gli argini dei canali.
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andar per cascine
DALLA Cascina Drusiana alla Cascina Gaietta, fino al Canale Cavour, tra le risaie dell’unica DOP del riso, le risaie del Carnaroli di Baraggia Vercellese e Biellese DOP.
Un itinerario ad anello nella Baraggia Vercellese, tra risaie DOP, natura e grandi opere idrauliche.
Difficoltà: facile
Distanza: 33.4 km
durata media: 2 ore CIRCA
quota partenza: 142 mt
quota arrivo: 170 mt
dislivello: 28 mt
Descrizione percorso
Dopo una colazione con prodotti locali, si pedala tra campi coltivati a riso Carnaroli, lungo canali e fontanili, verso la Cascina Gaietta, oasi naturale dove avvistare aironi, ibis, nitticore e la rara farfalla Lycaena Dispar. La cascina, a corte chiusa, è esempio di architettura rurale piemontese con portone votivo e testimonianze delle prime norme igieniche. Il percorso prosegue poi verso il Canale Cavour, toccando il sifone di Casanova Elvo e le tombe-sifone del Canale, straordinarie opere ingegneristiche dell’Ottocento. Rientro infine tra risaie e paesaggi agricoli dominati dall’acqua e dalla storia.
È possibile partire dalla stazione di Vercelli, da cui si può raggiungere l’area della Baraggia tramite percorsi ciclabili che escono dalla città.
Il percorso è facile e adatto a tutti, inclusi cicloturisti poco esperti. Si sviluppa tra le risaie della Baraggia su strade a bassissimo traffico e argini. Essendo un tracciato aperto e pianeggiante, baciato dal sole per tutta la sua lunghezza, regala il meglio di sé nelle fresche giornate di primavera o nei colori dell’autunno. In estate, ti consigliamo di partire all’alba per goderti la pace del mattino e la luce più dolce. La bellezza di questo itinerario sta nel suo isolamento e nella natura incontaminata. Ricorda di portare con te una buona scorta di acqua e qualche snack energetico. Presta attenzione agli incroci con le strade provinciali, dove può esserci traffico veloce.
Tipo di bici: Gravel Bike o una bici da Touring o mountain bike
Tipologia terreno: sterrato battuto e asfalto
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A Rovasenda tra riso, cicogne e acque
Rovasenda – Azienda Molinia – canale della diga ravasanella – bosco – riserva naturale della baraggia – cascina nuova e teglio – rovasenda
Un giro in bici tra le piattaforme per la nidificazione delle cicogne, attraversando risaie, la Riserva della Baraggia e il Feudo di Rovasenda.
Difficoltà: facile
Distanza: 19.4 km
durata media: 2 ore
quota partenza: 222 mt
quota arrivo: 259 mt
dislivello: 43 mt
Descrizione percorso
Un anello nella Baraggia vercellese con partenza da Rovasenda, tra nidi di cicogne, risaie biologiche e opere idrauliche storiche. Si attraversano campi coltivati a basso impatto ambientale fino all’Azienda Molinia, pioniera della tecnica “Riso Secondo Natura”. Si costeggia poi il canale della diga della Ravasanella e si entra nel bosco, dove si osserva una centrale idroelettrica attiva del Consorzio di Bonifica. Si pedala tra la Riserva Naturale della Baraggia e una zona militare, tornando a Rovasenda passando da Cascina Nuova e Teglio. Possibile visita finale al Feudo medievale o deviazione lungo il Canale Fasoli, per osservare il salto d’acqua stagionale del Cavo Piantalino.
Un percorso tra agricoltura sostenibile, natura e ingegneria idraulica.
Questo itinerario è facile e adatto a tutti, perfetto per famiglie grazie alla prevalenza di strade a basso traffico e sentieri immersi nella natura. Questo percorso pianeggiante offre il meglio di sé durante le stagioni temperate o nelle fresche ore mattutine, quando puoi goderti pienamente lo splendido panorama delle risaie protetto dal sole. Per vivere al meglio questa immersione nella natura selvaggia della Baraggia, ti consigliamo di portare con te una buona scorta di acqua e i tuoi snack preferiti: sarà l’occasione perfetta per una sosta rigenerante in totale autonomia, contando sui servizi e l’accoglienza che troverai nei centri abitati di Rovasenda e Brusnengo.
Tipo di bici: gravel
Tipologia terreno: misto tra asfalto e sterrati della Baraggia
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la via francigena
la via francigena
Descrizione percorso
PERCORSO DEVOZIONALE
LA VIA FRANCIGENA – ITINERARIO SIGERICO
La Via Francigena è un sistema di percorsi ramificato che unisce l’Europa dei popoli e delle culture toccando 5 Stati, 16 regioni e più di 600 Comuni.
Per Itinerario Sigerico si intende il percorso descritto dall’arcivescovo di Canterbury che nel 990 si reca a Roma per ricevere da papa Giovanni XV il pallio, simbolo della dignità arcivescovile.
Vercelli, nell’elenco delle 80 tappe citate dall’arcivescovo, appare come 43° punto, una sorta di “metà strada” del cammino devozionale. Proprio per accogliere i pellegrini in cammino e per poter dar loro possibilità di ristoro, su volontà del Cardinale Guala Bicheri venne creato il primo ospedale della città, proprio di fronte alla Basilica di Sant’Andrea, voluta dallo stesso Cardinale nel 1219.
Ogni anno, Vercelli accoglie tantissimi pellegrini provenienti da tutto il mondo per percorrere la storica Via Francigena, ricevere il timbro della città per il loro passaporto, e riposare all’ostello Hospitale Sancti Eusebi prima di riprendere il cammino!

ITINERARIO NELLA PROVINCIA DI VERCELLI
Provenendo dalla Provincia di Biella (Viverone/Cavaglià) si entra nel vercellese con Santhià come prima tappa della provincia.
Santhià – San Germano – via per Olgenengo – Cascine Strà – Montonero – Vercelli. Lunghezza totale del percorso: 29 km
Usciti da Vercelli, percorrendo l’argine del Sesia, tra pioppeti e risaie, si entrerà in Lombardia, nella provincia pavese.


Come arrivare
Info e contatti utili
Associazione AMICI DELLA VIA FRANCIGENA

risaie ciclabili n.1 – Vercelli e dintorni
Vercelli – Montonero – sali v.se – Casalrosso – larizzate – Vercelli
Un percorso ideale per scoprire un’area di autentica bellezza che circonda la città di Vercelli: il mare a quadretti, un piacevole itinerario di 26 km per scoprire un’area di autentica bellezza a fondo la zona delle Risaie del Vercellese.
Difficoltà: facile
Distanza: 26 km
durata media: 2 ore
quota partenza: 58 mt
quota arrivo: 58 mt
dislivello: 30 mt
Descrizione percorso
Dalla stazione ferroviaria di Vercelli si svolta in Corso Gastaldi e si prende il cavalcavia in direzione di Biella. Alla rotonda girare a sinistra e uscire dalla città in direzione Olcenengo. Seguire le strade sterrate attraverso poderi e risaie, ritagliando del tempo per osservare le numerose specie di volatili che hanno fatto dei campi di riso parte del loro habitat. Continuando in direzione Montonero, area di notevole interesse storico, si entra nel centro abitato per poi proseguire verso il borgo agricolo di Sali Vercellese che conserva un antico castello rimaneggiato nel 900’.
Il percorso passa poi dalla piccola frazione di Casalrosso, per poi proseguire verso l’antico abitato di Larizzate. Durante la fase di rientro nella città di Vercelli, prestare molta attenzione al traffico presente nella zona industriale e in Corso Salamano. Lungo l’ultimo tratto seguire le piste ciclabili di Corso Palestro e Corso Italia fino a tornare al punto di partenza.
Periodo consigliato: primavera e autunno
Tipologia terreno: sterrato e asfalto
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risaie ciclabili n.2 – Vercelli e dintorni
Vercelli – sali v.se – Casalrosso – ASIGLIANO V.SE – PRAROLO – Vercelli
Un percorso ideale per scoprire un’area di autentica bellezza che circonda la città di Vercelli: il mare a quadretti, un piacevole itinerario di 47 km per scoprire un’area di autentica bellezza a fondo la zona delle Risaie del Vercellese.
Difficoltà: facile
Distanza: 47 km
durata media: 3 ore
quota partenza: 99 mt
quota arrivo: 99 mt
dislivello: 30 mt
Descrizione percorso
Dalla stazione ferroviaria di Vercelli si svolta in Corso Gastaldi e si prende il cavalcavia in direzione di Biella. Alla rotonda girare a sinistra e uscire dalla città in direzione Olcenengo. Dopo aver raggiunto Cascine Strà si prosegue verso il borgo agricolo di Sali Vercellese che conserva un antico castello rimaneggiato nel 900’. Il percorso passa poi dalla piccola frazione di Casalrosso, per poi proseguire verso l’antico abitato di Larizzate. Proseguendo verso Asigliano V.se, famoso per la secolare tradizione della “Corsa dei Buoi”, si attraversa la campagna vercellese costellata di campi e vecchie cascine.
Riprendendo la principale direttrice in direzione Prarolo, si prosegue verso Pizzarrosto per pochi km per poi svoltare lungo il fiume Sesia. L’ultimo tratto di percorso, prima di tornare in città costeggia il fiume che lambisce il capoluogo di Provincia regalando emozionanti scorci.
Periodo consigliato: primavera e autunno
Tipologia terreno: sterrato e asfalto
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risaie ciclabili n.4 – sulle strade del riso
Vercelli – Pizzarrosto – Pezzana – Caresana – Pezzana – Prarolo – Vercelli
Un percorso ideale per scoprire un’area di autentica bellezza che circonda la città di Vercelli: il mare a quadretti, un piacevole itinerario ad anello dicirca 40 km che esplora a fondo la zona delle Risaie del Vercellese.
Difficoltà: FACILE
Distanza: 44 km
durata media: 4 ore
quota partenza: 92 mt
quota arrivo: 94 mt
dislivello: 2 mt
Descrizione percorso
Dalla stazione di Vercelli seguire le piste ciclabili verso Corso Italia sino al Rione Cappuccini, proseguire poi in direzione Prarolo costeggiando l’argine del fiume Sesia tra pioppeti e risaie. Alla biforcazione, dirigersi verso Palestro per raggiungere le famose “chiuse”, una serie di salti con cui il fiume Sesia supera un dislivello di circa 10 metri. Passata la frazione di Pizzarrosto, continuare sino all’abitato di Pezzana. Superata prima Tenuta Valgioja e successivamente Cascina Bellincontro, si giunge a Caresana, famosa per la secolare tradizione della “Corsa dei Buoi”, condivisa con il vicino comune di Asigliano, che trova le sue origini nel 1236 e la cui origine viene oggi attribuita alla fase di ritorno al paese che seguiva la processione in onore di San Giorgio. Degne di nota anche la maestosa parrocchiale di San Matteo e la Chiesa di San Giorgio con la cappella della SS. Annunziata. Ritornando verso Pezzana, si
prosegue alla volta di Prarolo, sede di uno dei castelli meglio conservati del Vercellese risalente alla fine del XIV sec. Costruito dai benedettini dell’Abbazia di Santo Stefano di Vercelli è caratterizzato da una torre cilindrica e una quadrangolare con vistose caditoie. Una menzione di riguardo merita anche la Parrocchiale della Madonna dell’Assunta, ricostruita nel 1628 ed ampliata all’inizio del XX secolo, che contiene una tela settecentesca originariamente dipinta da Beaumont. Particolare poi la fontana pubblica dal getto incessante, anche nota come “chita mai”. Per il rientro a Vercelli, ripercorrere le piste ciclabili fino a tornare al punto di partenza.
Periodo consigliato: primavera e autunno
Tipologia terreno: sterrato e asfalto
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risaie ciclabili n.5 – le grange vercellesi
Vercelli – Casalrosso – Lucedio – Montarolo – Fontanetto Po – Palazzolo V.se – Trino – Saletta – Asigliano – Vercelli
Un percorso ideale per scoprire un’area di autentica bellezza che circonda la città di Vercelli: un itinerario ad anello di circa 50 km che conduce nel cuore dell’area delle Grange Vercellesi che, grazie all’operato dei monaci cistercensi, nel XV secolo vede nascere le prime coltivazioni di riso in Italia.
Difficoltà: media
Distanza: 52 km
durata media: 5-6 ore
D- : 135 mt
D+ : 135 mt
dislivello: 0 mt
Descrizione percorso
Dalla stazione di Vercelli si seguono la pista ciclabile di Viale Garibaldi, Via Paggi e Via Trino per uscire dalla città in direzione Crescentino, attraversando l’abitato di Casalrosso. Si prosegue poi sulla Strada delle Grange (lett. Granai) che prende il nome dalle antiche unità abitative sorte su territori incolti e coperti da boscaglie su cui i monaci cistercensi attuavano opere di bonifica per trasformarli in aree produttive. Le Grange sorgono dall’acqua come piccole isole, ed è ad una delle Grange più affascinanti che si giunge non appena superato l’incrocio per Darola: il Principato di Lucedio e l’Abbazia di Santa Maria costruita nel 1123. Menzione d’onore merita il Principato, visto che nella prima metà del XV secolo furono proprio i cistercensi di Lucedio ad introdurre per primi in Italia la coltivazione del riso. Superato il santuario della Madonna delle Vigne e la sua sinistra atmosfera, si prosegue per l’abitato di Montarolo lambendo il Bosco delle Sorti della Partecipanza di Trino,
raro esempio di bosco planizio, che ci restituisce un’immagine inedita della Pianura Padana dei tempi che furono. Giunti poi a Montarolo, si può accorciare di 25 km il percorso proseguendo in direzione di Trino, oppure proseguire per Crescentino reimmettendosi sulla Strada delle Grange e Si devia seguendo le indicazioni per San Genuario e la Riserva naturale dell’omonima palude. Una volta attraversato il paese, si raggiunge la frazione Monticelli, dove si segue in direzione di Trino, per poi proseguire seguendo le indicazioni per Asigliano V.se. Attraversato il comune di Asigliano, si prosegue in direzione Vercelli per tornare al punto di partenza.
Periodo consigliato: primavera e autunno
Tipologia terreno: sterrato e asfalto
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risaie ciclabili n.6 – castelli, risaie e laghi
Vercelli – Olcenengo – Vettignè – Santhià – Cavaglià – Lago di Viverone – Tronzano – Crova – Vercelli
Un percorso ideale per scoprire un’area di autentica bellezza nei dintorni di Vercelli: un itinerario ad anello di circa 80 km che esplora attraversa le risaie vercellesi, avvicina la Via Francigena che raggiunge Santhià e conduce sino alle acque del lago di Viverone.
Difficoltà: media
Distanza: 77 km
durata media: 6 ore
D+: 306 mt
D-: 306 mt
dislivello: 0 mt
Descrizione percorso
Dalla stazione ferroviaria di Vercelli si prende il cavalcavia di corso Gastaldi, via Donato e si segue per il piccolo comune di Olcenengo. Attraversato il paese, si prosegue in direzione Casanova Elvo, fino a raggiungere la frazione di Vettignè da cui si può scorgere la sagoma dell’omonimo castello di origine medievale che si staglia sulle risaie. Il borgo di Vettignè, costruito nel XV secolo presso il crocevia tra la Via Svizzera e la Via Francigena, conserva traccia di quel periodo storico nel nome: il toponimo di Vettignè deriva infatti dal vectigal, ossia il dazio richiesto ai viandanti per ottenere il diritto di passaggio. Riprendendo la strada, si giunge in breve tempo a Santhià: la cittadina merita una sosta se non altro per ammirare la Collegiata di Sant’Agata, al cui interno è conservato un noto polittico del Giovenone, con il suo campanile romano del XII secolo. Dal primo sole primaverile alle miti giornate autunnali, non è poi raro scorgere qualche pellegrino che si avventura lungo la Via Francigena che da Canterbury porta a Roma, per un totale di più di 3000 km. Sulla tangenziale di Santhià, seguire le indicazioni per
Biella fino a Cavaglià dove si segue la direzione per Viverone. Da lontano si può scorgere Roppolo che, con il suo castello e la sua chiesa, è anch’esso una tappa fondamentale della Via Francigena. Il percorso prosegue poi affacciandosi sul Lago di Viverone, il terzo per dimensione in Piemonte condiviso tra le province di Torino, Biella e Vercelli, e costeggiandolo per 5 km giunge ad Alice Castello, per poi proseguire in direzione Tronzano V.se. In questo tratto si intersecano il Naviglio di Ivrea, il Canale Depretis e il Canale Cavour, fonti essenziali per la coltivazione del riso nel Vercellese. Da qui, si attraversano i paesi di Crova e Salasco, con il suo lago meta degli amanti della pesca, per poi riunirsi con la SP11 all’altezza di Cascine Strà, da dove poi si seguono le indicazioni per tornare al punto di partenza.
Periodo consigliato: primavera e autunno
Tipologia terreno: sterrato e asfalto
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Risaie Ciclabili n.7 – dalle terre del riso alle terre del vino
VERCELLI- OLCENENGO-CASANOVA ELVO-BALOCCO ROVASENDA-GATTINARA-GHEMME-FARA NOVARESE-SIZZANO-SAN NAZZARO SESIA-VILLATA-VERCELLI
Difficoltà: alta
Distanza: 95 km
durata media: 8 ore
quota partenza: 1411 mt
quota arrivo: 1741 mt
dislivello: 360 mt
Descrizione percorso
Dalla stazione ferroviaria di Vercelli si prende il cavalcavia di corso Gastaldi e si segue per Olcenengo e per Casanova Elvo, dove si possono ammirare il Castello, antecedente il XII secolo, e la maestosa Chiesa di S. Martino nella piazza principale. Si segue per Formigliana, prendendo del tempo per osservare il Massiccio del Monte Rosa che fa da cornice alle antiche cascine che si incontrano lungo la strada. Oltrepassando il torrente Cervo, si prosegue per Balocco, dove è possibile ammirare il Castello del XV secolo e la Chiesa di San Michele, al cui interno è conservato un trittico del Giovenone; si attraversano, quindi, rispettivamente i paesi di San Giacomo Vercellese e Rovasenda, per continuare fino a Gattinara. Una sosta qui è d’obbligo, per visitare la città e i dintorni, sulle cui colline si produce l’omonimo vino DOCG. Il centro città presenta importanti edifici storico-artistici, quali la Parrocchia di San Pietro, risalente all’epoca altomedievale e la Torre delle Castelle, che domina la città dalle colline circostanti.
Si continua il percorso attraversando il fiume Sesia e giungendo a Romagnano Sesia, passando alla sponda orografica di sinistra, entrando nel territorio delle colline novaresi. Qui in successione incontriamo Ghemme, Sizzano e Fara, regione collinare produttrice di ottimi vini DOC. Riavvicinandosi al Sesia, si superano Carpignano e Landiona, per arrivare ai comuni di Recetto e San Nazzaro Sesia che presentano, rispettivamente, il borgo storico con l’antico castello e la cinta muraria del XIII sec. e l’Abbazia dei SS. Nazario e Celso, esempio delle abbazie fortificate medievali, risalente all’XI secolo. Da qui si prosegue oltrepassando i comuni di Villata e Borgo Vercelli, per rientrare nella città di Vercelli.
Periodo consigliato: primavera e autunno
Tipologia terreno: asfalto
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Un giorno a Vercelli
viaggio tRA ARTE e CULTURA nella capitale europea del riso
Itinerario di un giorno alla scoperta di Vercelli, una delle città più affascinanti del Piemonte, ricca di tesori e capolavori artistici immersa in un panorama unico.
Abbazia di Sant’Andrea, ospedale maggiore e arca
Il tour cittadino non può che partire dal simbolo della città di Vercelli, l’Abbazia di S. Andrea. Edificata fra il 1219 ed il 1227 per volere del cardinale Guala Bicchieri, rappresenta uno splendido esempio di fusione tra lo stile romanico lombardo – emiliano e l’architettura gotica d’oltralpe. Al suo interno, è ospitata una delle più belle sale capitolari d’Italia, e un incantevole chiostro rettangolare con cornici in cotto e pitture dell’inizio del ‘500.
Antistante l’Abbazia si trova il Salone Dugentesco, fondato nel 1224 dallo stesso cardinale, che costituisce il nucleo più antico dell’ ex Ospedale Maggiore, sorto per accogliere i pellegrini che percorrevano la Via Francigena. L’area è stata oggetto negli ultimi anni di una profonda trasformazione che l’ha resa il nuovo polo culturale della città, vista la presenza dell’Università del Piemonte Orientale e delle Biblioteche civiche.
Proseguendo per Via Galileo Ferraris, ubicato all’interno della ex chiesa di San Marco, il polo espositivo ARCA ospita iniziative culturali e mostre di alto livello come le mostre della collezione Guggenheim, la mostra sulla Magna Charta (2019) e la mostra “Guttuso, De Pisis, Fontana… L’espressionismo italiano” (2025). Sul lato opposto della piazza è situata la chiesa di San Bernardo, sede del santuario diocesano di Maria Salute degli Infermi, importante centro di devozione.


San CRISTOFORO, PIAZZA CAVOUR E l’antico Broletto
L’itinerario prosegue presso la chiesa di San Cristoforo, conosciuta anche come la “Capella Sistina di Vercelli”. Edificata nella prima metà del 1500, vanta splendidi capolavori di Gaudenzio Ferrari, tra cui spicca la pala d’altare della Madonna degli Aranci.
Da qui si raggiunge Piazza Cavour, un tempo conosciuta come Piazza Maggiore, sita nel cuore del centro storico, luogo d’incontro per tutti i vercellesi nonché piazza più importante della città. Dominata dalla poderosa Torre dell’Angelo, è caratterizzata dai portici ad arco acuto di epoca medievale. Al centro della piazza sorge il monumento dedicato a Camillo Benso conte di Cavour, realizzato nel 1854.
A pochi passi da Piazza Cavour si trova l’antico Broletto, originaria sede del Comune dal 1200 al 1800, sede di un’altra piazza molto amata dai vercellesi: Piazza Palazzo Vecchio, o in gergo “Piazza dei Pesci” a ricordare il mercato ittico che una volta qui si teneva. Domina la piazza la Torre Civica, la più antica di Vercelli, a confermare particolarmente calzante l’appellativo di città turrita.


Via foa, CORSO LIBERTà, E MUSEO BORGOGNA
Proseguendo lungo via Foa si incontra la Sinagoga, prima in Italia ad essere costruita in un edificio autonomo, eretta tra il 1875 e il 1878. Continuando lungo la via si trova la chiesa di San Giuliano, arricchita da un’ opera del Lanino e Casa Centoris, famosa per l’eleganza del suo cortile interno, la cui facciata si stile bramantesco è stata recentemente restaurata. Una vera chicca è rappresentata dall’adiacente Volto dei Centori, uno stretto e fotogenico vicolo coperto che sfocia su Corso Libertà, l’arteria più nota della città.
Poco più avanti, nell’omonima piazza, sorge Palazzo Tizzoni, storica dimora di una delle più importanti famiglie ghibelline della Vercelli medievale. Di particolare interesse sono gli affreschi che decorano il Salone all’ingresso, unica opera profana ad ora conosciuta dipinta dall’artista Guglielmo Caccia, detto “Il Moncalvo”. Entrambe le strutture sono visitabili solo durante particolari giornate di valorizzazione del patrimonio artistico.
Proseguendo lungo Corso Libertà, sulla destra, nell’ex complesso del monastero di Santa Chiara, si trova il Museo Archeologico Civico (MAC) nel quale sono esposti reperti provenienti dall’antica città romana di Vercellae. Svoltando a sinistra si incontra il Museo Borgogna, una bellissima casa-museo, che oltre alla ricca collezione di quadri, arredi e oggetti d’arte, ospita la quadreria di pittura rinascimentale vercellese raccolta fin dal XIX secolo dall’Istituto di Belle Arti.


CASTELLO VISCONTEO, MUSEO LEONE E TEATRO CIVICO
Poco più avanti, attraverso piazza San Francesco, si raggiunge il Castello Visconteo, a pianta quadrangolare, edificato a partire dal 1290 e divenuto prima residenza sabauda, poi carcere e, a partire dal 1838 e fino ai giorni nostri, sede del Tribunale e pertanto non visitabile.
Percorrendo via Carducci, con una breve deviazione su via Verdi, caratteristica via ciottolata ricca di botteghe artigianali, è possibile visitare il Museo Leone. Ospitato nella rinascimentale Casa Alciati e nel barocco Palazzo Langosco, espone reperti del Paleolitico, Neolitico ed Età del Bronzo e del ferro e una sala romana che ospita tra le più antiche attestazioni della storia di Vercelli.
Al termine di via Verdi ci si imbatte nel Teatro Civico, costruito nel 1812-14 ed inaugurato il 4 luglio 1815 con l’opera in musica “Evelina”. Ancora oggi, il Teatro Civico, ospita rassegne teatrali sempre diverse.


CATTEDRALE DI SANT’EUSEBIO E MUSEO DEL TESORO DEL DUOMO
Percorrendo via Monte di Pietà si raggiunge piazza D’Angennes, ricca di edifici storici ed importanti a partire dal Palazzo Arcivescovile, proseguendo con il Museo del Tesoro del Duomo, la Cattedrale di Sant’Eusebio e il Seminario Arcivescovile.
Il Palazzo Arcivescovile, edificio rinascimentale di grande valore storico, ospita al pianoterra il Museo del Tesoro del Duomo che raccoglie preziosi reliquari, opere di oreficeria, arredi liturgici e il “Vercelli Book”, famoso codice scritto su pergamena in lingua anglosassone risalente al X secolo.
La Cattedrale di Sant’Eusebio, eretta come basilica cimiteriale a partire dal V secolo poi ricostruita nel 1570, presenta un’imponente facciata barocca. Il Seminario Arcivescovile viene invece fondato nel 1572. La parte più antica è progettata da Filippo Juvarra. Qui ha sede la Biblioteca Agnesiana e Diocesana.


Abbazia di S. Andrea
Costruita fra il 1219 ed il 1227 per volere del cardinale Guala Bicchieri, la Basilica rappresenta uno splendido esempio di fusione tra lo stile romanico lombardo – emiliano e l’architettura gotica d’oltralpe. Al suo interno, è ospitata una delle più belle sale capitolari d’Italia, e un incantevole chiostro rettangolare con cornici in cotto e pitture dell’inizio del ‘500.
Salone dugentesco e Antico Ospedale Maggiore
Antistante la Basilica si trova il Salone Dugentesco, fondato nel 1224 dallo stesso cardinale, che costituisce il nucleo più antico dell’ ex Ospedale Maggiore, sorto per accogliere e prendersi cura dei pellegrini e viandanti che percorrevano la Via Francigena. Pregevoli il portico ad arcate e la sala interna affrescata suddivisa in tre navate, spesso aperti e visitabili in occasioni di mostre ed eventi.
Polo espositivo Arca
Ubicato all’interno della chiesa di San Marco, il polo espositivo ARCA ospita iniziative culturali e mostre di alto livello.
Chiesa di San Bernardo
Sul lato opposto della piazza è situata la chiesa di San Bernardo, sede del santuario diocesano di Maria Salute degli Infermi, importante centro di devozione.
Chiesa di San Paolo
la chiesa di San Paolo, che ospita due tele del Lanino
Chiesa di San Cristoforo
lachiesa di San Cristoforo, edificata nella prima metà del 1500, che vanta splendidi capolavori di Gaudenzio Ferrari tra cui spicca la pala con il titolo diMadonna degli Aranci,e la chiesa di San Lorenzo, una delle più antiche parrocchie di Vercelli
Piazza Cavour
Da qui, passando per via Crispi, si raggiunge Piazza Cavour, un tempo conosciuta come Piazza Maggiore, sita nel cuore del centro storico, luogo d’incontro per tutti i vercellesi nonchè piazza più importante della città. Dominata dalla poderosa Torre dell’Angelo, è caratterizzata dai portici ad arco acuto di epoca medievale. Al centro della piazza sorge il monumento dedicato a Camillo Benso conte di Cavour, realizzato nel 1854.
Antico Broletto
A pochi passi da Piazza Cavour si trova l’antico Broletto, originaria sede del Comune dal 1200 al 1800, sede di un’altra piazza molto amata dai vercellesi: Piazza Palazzo Vecchio, o in gergo “Piazza dei Pesci” a ricordare il mercato ittico che una volta qui si teneva. Domina la piazza la Torre Civica, la più antica di Vercelli, a confermare particolarmente calzante l’appellativo di città turrita.
Sinagoga
la Sinagoga, prima in Italia ad essere costruita in un edificio autonomo, eretta tra il 1875 e il 1878.
Chiesa di San Giuliano
di San Giuliano, arricchita da un’ opera del Lanino,
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Corso libertà
Casa Centoris
Casa Centoris, famosa per l’eleganza del suo cortile interno, la cui facciata si stile bramantesco è stata recentemente restaurata
Palazzo Tizzoni
Palazzo Tizzoni, storica dimora di una delle più importanti famiglie ghibelline della Vercelli medievale. Di particolare interesse sono gli affreschi ch decorano il Salone all’ingresso, unica opera profana ad ora conosciuta dipinta dall’artista Guglielmo Caccia, detto “Il Moncalvo”. Entrambe le strutture sono visitabili solo durante particolari giornate di valorizzazione del patrimonio artistico.
Museo Archeologico
nell’ex complesso del monastero di Santa Chiara, troviamo il Museo Archeologico, MAC nel quale sono esposti reperti provenienti dall’antica città romana di Vercellae. Sv
Museo Borgogna
il Museo Borgogna, seconda pinacoteca del Piemonte. Oltre alla ricca collezione di quadri, arredi e oggetti d’arte, ospita la quadreria di pittura rinascimentale vercellese raccolta fin dal XIX secolo dall’Istituto di Belle Arti.
Chiesa di Sant’Agnese
hiesa goticaSant’Agnese in San Francesco
Castello visconteo
Castello Visconteo, a pianta quadrangolare, edificato a partire dal 1290 e divenuto prima residenza sabauda, poi carcere e, a partire dal 1838 e fino ai giorni nostri, sede del Tribunale e pertanto non visitabile
Museo Leone
l Museo Leone. Ospitato nella rinascimentale Casa Alciati, espone reperti del Paleolitico, Neolitico ed Età del Bronzo e del ferro e una sala romana che ospita tra le più antiche attestazioni della storia di Vercelli.
Teatro Civico
Alla termine di via Verdi ci si imbatte nel Teatro Civico, costruito nel 1812-14 ed inaugurato il 4 luglio 1815 con l’opera in musica “Evelina”. Ancora oggi, il Teatro Civico, ospita rassegne teatrali sempre diverse. Percorrendo via Monte di Pietà si raggiunge piazza D’Angennes, ricca di edifici storici ed importanti a partire dal Palazzo Arcivescovile, proseguendo con il Museo del Tesoro del Duomo, la Cattedrale di Sant’Eusebioe il Seminario Arcivescovile.
Museo del Tesoro del Duomo
Il Palazzo Arcivescovile, edificio rinascimentale di grande valore storico, ospita al pianoterra il Museo del Tesoro del Duomo che raccoglie preziosi reliquari, opere di oreficeria, arredi liturgici e il “Vercelli Book”, famoso codice scritto su pergamena in lingua anglosassone risalente al X secolo. La Cattedrale presenta un’imponente facciata barocca e fu eretta come basilica cimiteriale a partire dal V secolo, poi ricostruita nel 1570. Il Seminario Arcivescovile fu fondato nel 1572. La parte più antica fu progettata da Filippo Juvarra. Qui ha sede la Biblioteca Agnesiana e Diocesana.
Cattedrale di Sant’Eusebio
La Cattedrale presenta un’imponente facciata barocca e fu eretta come basilica cimiteriale a partire dal V secolo, poi ricostruita nel 1570.
Seminario arcivescovile
Il Seminario Arcivescovile fu fondato nel 1572. La parte più antica fu progettata da Filippo Juvarra. Qui ha sede la Biblioteca Agnesiana e Diocesana.
Parco Kennedy
Con una veloce passeggiata attraverso i giardini di Parco Kennedy all’ombra dei suoi possenti alberi, si giunge nuovamente nei pressi della stazione ferroviaria da dove il nostro tour era cominciato.
Come raggiungere Vercelli
IN AUTOSTRADA
Da Milano: A4 Milano-Torino innesto A26 a Biandrate, direzione Alessandria per uscita casello Vercelli Est, poi seguire la strada regionale 143.
Da Torino: A4 Torino-Milano innesto A26 a Santhià, direzione Alessandria per uscita casello Vercelli Ovest, poi seguire la strada regionale 435.
IN TRENO
Vercelli si trova sulla linea ferroviaria Milano-Torino
IN BUS
Autolinee giornaliere collegano Vercelli con Biella, Varallo, Casale Monf.to e Alagna Valsesia. Scopri come arrivare a Vercelli.

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Parco Naturale Lame del Sesia
pARCO NATURALE LAME DEL SESIA
Istituito nel 1978, il Parco si estende per circa 900 ettari, lungo un tratto di quasi 8 km di fiume al confine tra le province di Vercelli e Novara. Il territorio è fluviale ed è caratterizzato dalle lame, specchi d’acqua sorti da rami del Sesia e da gerbidi, radure nate su depositi di ghiaie. Si tratta di un terreno continuamente plasmato dalle piene del fiume Sesia, lungo le rive si affacciano i boschi, ormai gli ultimi lembi delle scomparse foreste di pianura. Quest’oasi naturale si pone in netto contrasto con il paesaggio circostante caratterizzato dalla predominanza della monocoltura a riso.
La fruizione del parco è possibile durante tutto l’anno a piedi e in bici, sia su percorsi attrezzati autoguidati sia con specifiche attività didattiche. È inoltre visitabile, su richiesta, il Museo ornitologico, presso la sede del parco di Albano Vercellese.
Il Parco ospita una delle maggiori garzaie d’Italia, ubicata al confine sud del Parco delle Lame e circondata dal fiume. È il luogo ideale per i birdwatcher che possono utilizzare il capanno di avvistamento posto sull’argine del Sesia per osservare la vita e le abitudini dei volatili che abitano questa zona. Nella Riserva Naturale Speciale Isolone di Oldenico nidificano garzette, aironi cenerini, cormorani e aironi guardabuoi. Nei periodi appropriati il birdwatching si può praticare nei capanni d’osservazione attrezzati del Parco.
Tuttavia non è questa l’unica grande “città degli aironi”: la Garzaia di Villarboit è Riserva Naturale Speciale della Regione Piemonte dal 1990. La superficie protetta è formata da una parte di coltivo a pioppeto e risaia, e da un bosco ceduo con robinie, olmi campestri e ontani neri. Altro luogo di nidificazione degli ardeidi è a Carisio, sulla sponda destra del torrente Elvo, con la Riserva Naturale Speciale della Garzaia di Carisio. In un’area di pianura fortemente antropizzata, hanno “trovato casa” nitticore, garzette e aironi cenerini.
In queste aree protette non è consentito l’accesso al pubblico, salvo per motivi di studio. Le specie ornitologiche sono comunque comodamente osservabili dal perimetro della riserva.
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canale cavour
canale cavour
L’opera ingegneristica più importante della Bassa Vercellese è il Canale Cavour, un canale artificiale costruito a supporto dell’agricoltura e in particolare della coltura del riso. Il Canale, fortemente voluto dallo statista piemontese Camillo Benso conte di Cavour da cui appunto prende il nome, è lungo circa 85 km. Fu realizzato completamente a mano da migliaia di uomini in soli tre anni e, attraversando tutta la pianura vercellese, collega il fiume Po al fiume Ticino.
L’idea della derivazione di acque dal Po per l’irrigazione del basso Novarese e della Lomellina è dovuta al felice intuito dell’agricoltore vercellese Francesco Rossi che fu anche l’ideatore del primo progetto del Canale verso la metà del XIX secolo.
La rete irrigua vercellese, una delle più efficienti in Europa, si compone poi di un fitto dedalo di canali e vie d’acqua che muovono antichi mulini e pilerie, come l’antico mulino di San Giovanni a Fontanetto Po e lungo i quali si nascondono edifici di grande rilevanza come la stazione idrometrica di Santhià.
Il Canale Cavour è cogestito dai consorzi Ovest Sesia ed Est Sesia e fa parte di una complessa rete irrigua della quale essi garantiscono il corretto funzionamento. L’ Associazione Ovest Sesia che interessa l’area geografica del Vercellese è stata fortemente voluta dal Conte Camillo Cavour verso metà Ottocento e si compone di circa 80.000 ettari, un ambito che può identificarsi con i territori del Biellese, del Vercellese e di parte del Casalese. Si compone di agricoltori che hanno il compito di amministrare autonomamente l’acqua destinata all’agricoltura che spesso si riuniscono per le fasi decisionali presso il Parlamentino dell’Ovest Sesia, la sede dell’Associazione sita nella città di Vercelli.
Oltre alla funzione prioritaria di fornire il servizio irriguo alle 4.000 aziende agricole consorziate, l’Ovest Sesia ha sviluppato la propria attività in ambiti quali l’approvvigionamento, l’utilizzazione, la conservazione, la regolazione e la distribuzione delle acque, la salvaguardia del territorio, dell’ambiente e delle risorse naturali, la difesa e conservazione del suolo, e la collaborazione per la valorizzazione delle produzioni agricole.
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Associazione d’Irrigazione Ovest Sesia
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piazza cavour – vercelli
piazza cavour e torri cittadine
Sorta probabilmente nel luogo dell’antico foro romano e conosciuta come “Piazza Maggiore” fino al 1864, Piazza Cavour è il salotto cittadino e cuore della vita di Vercelli. La Piazza è dominata dal monumento al Conte Camillo Cavour e a ricordare il passato medievale rimangono i portici ad arco acuto e la poderosa Torre dell’Angelo, probabile resto di una casa fortificata.
La Torre dell’Angelo, costruita prima del XIII secolo, faceva parte di una costruzione più ampia che dominava quella che ora è Piazza Cavour. Presenta una base a pianta quadrata, sulla quale si innesta una metà superiore a pianta ottagonale tardo gotico, conclusa dalle caditoie. La zona terminale risale al 1875, anno in cui furono aggiunte le merlature in cima. Deve il suo nome alla leggenda che la circonda: si dice infatti che un uomo, disperato e senza soldi, decise di buttarsi giù dalla Torre per farla finita. Accortosi troppo tardi dell’errore, si mise a pregare assiduamente e un angelo intervenne salvando il pover’uomo.
A pochi passi, affacciata sulla piazza del Broletto, un tempo sede del Comune ora conosciuta come Piazza dei Pesci, svetta la Torre Civica austera e semplice nella sua forma quadrata, probabilmente dal secolo XII quando si presume sia stata edificata. Le sue origini tuttavia potrebbero essere ancora più antiche. Nel XIII secolo viene acquistata dal Comune, ecco il motivo per cui è anche conosciuta come Torre Comunale. Nel 1377 viene installato un orologio su di essa, una vera novità per l’epoca, insieme a tre campane il cui compito, oltre a battere le ore, era di avvertire i cittadini in caso di pericolo o di assemblee straordinarie. Con i suoi 38 metri è la più alta delle torri gentilizie, tuttavia in passato superava di gran lunga i 40 metri di altezza. A sovrastare la torre vi era infatti una guglia alta più di 20 metri che sfortunatamente viene abbattuta da un fulmine nel 1821 e mai più ricostruita.
La Torre dei Tizzoni si trova a poca distanza da Piazza Cavour ed è parte del palazzo della famiglia ghibellina Tizzoni che risale alla metà del XV secolo. Questa famiglia ha origini antichissime, si stima addirittura che già nel XII secolo un Tizzoni divenne podestà a Vercelli. I Tizzoni, sempre di parte ghibellina, furono acerrimi nemici degli Avogadro, di parte guelfa.
La Torre degli Avogadro (anche conosciuta come Torre di San Marco) viene fatta erigere dalla famiglia degli Avogadro nel corso del XIII secolo probabilmente a scopo difensivo. In epoca successiva, la torre è incorporata nel gruppo della vicina Chiesa di San Marco, con funzione di campanile. Si erge in Via Verdi ed è una torre a pianta ottagonale in laterizio.
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Abbazia di Sant’Andrea – vercelli
ABBAZIA DI SANT’ANDREA
L’Abbazia di Sant’Andrea viene eretta a Vercelli in soli 8 anni tra il 1219 e il 1227, grazie al volere e alle disponibilità economiche del Cardinale Guala Bicchieri, discendente di una delle più nobili e potenti famiglie vercellesi e abile diplomatico del tempo. Di architettura romanica-gotica, il Sant’Andrea, sorprende per la maestosa leggerezza, l’eleganza formale e il dettaglio costruttivo. Benchè sia ancora misterioso il nome dell’autore del progetto, la sua peculiarità architettonica risiede nella perfetta unione tra le linee romaniche del nord-Italia e gotiche d’oltralpe. Nonostante abbia subito nel corso dei secoli alcune importanti opere di ristrutturazione, il Sant’Andrea conserva ancora intatto il fascino e i caratteri unici che lo rendono ancora oggi uno dei più grandi capolavori di architettura romanica-gotica al mondo.
La Basilica
Dall’esterno la Basilica appare possente, caratterizzata da quattro strutture verticali: le due torri frontali, il tiburio e il campanile laterale. L’accesso alla basilica avviene da tre splendidi portali sormontati da meravigliose lunette della scuola di Benedetto Antelami. Notevole l’effetto cromatico creato dai diversi materiali utilizzati per la costruzione: il grigio verde della pietra valsesiana che riveste gran parte della facciata; il bianco dell’arenaria delle colonnine e dei capitelli delle loggette; il rosso dei laterizi che si eleva nella parte alta delle torri. L’interno, sobrio e privo di arredi, è di proporzioni solenni ed è illuminato da magnifici rosoni e finestre, che risaltano la successione del rosso e del bianco dei materiali e le linee costruttive. Le tre grandi navate, divise da ampi archi a sesto acuto sostenuti da pilastri cilindrici, terminano con un altissimo transetto dove, al centro, s’innalza il maestoso tiburio ottagonale. Ai lati del presbiterio, che ospita un prezioso coro ligneo del XIV secolo, si trovano quattro cappelle absidiate. Di queste, la più interessante è quella che ospita il monumento funebre di Tommaso Gallo, primo abate di Sant’Andrea.
Il Chiostro e la Sala Capitolare
A lato della Basilica si erge il complesso dell’abbazia che ospitava le abitazioni e i locali utilizzati dai monaci. I primi ad essere chiamati dal Cardinale Guala Bicchieri per governare l’Abbazia furono i Canonici agostiniani di San Vittore di Parigi, sostituiti poi nel 1467 dai Canonici regolari lateranensi, che ressero l’abbazia fino al XX secolo. La sala, considerata una delle più belle d’Italia, è così chiamata poiché era il luogo in cui si riuniva il Capitolo, l’organismo collegiale dei monaci. A pianta quadrata coperta da volte costolonate che poggiano su quattro colonne centrali di pietra, al suo interno conserva due affreschi attribuiti a Bernadino Lanino, pittore vercellese del XVI secolo. La sala, oltre che per la sua bellezza, è di notevole valenza storica per la città: qui nel 1310, alla presenza dell’imperatore Enrico VII di Lussemburgo, venne stipulata la pace tra i guelfi e i ghibellini vercellesi.
Nonostante abbia subito importanti rimaneggiamenti nel corso dei secoli, il chiostro appare ancora oggi un ambiente raccolto, luogo di pace e meditazione. Chiuso sui tre lati dagli edifici dell’abbazia e da un lato dalla basilica stessa, conserva un magnifico portico con cornici in cotto e pitture del XIV secolo. Al centro del chiostro trova spazio un pozzo da cui è possibile godere una spettacolare veduta d’insieme dell’abbazia.
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cattedrale di sant’eusebio – vercelli
cattedrale di sant’eusebio (duomo)
Sant’Eusebio di Vercelli è stato il primo vescovo dell’appena sorta arcidiocesi di Vercelli del IV secolo, patrono di Vercelli oltre che primo vescovo e patrono dell’intero Piemonte. La Cattedrale fu eretta come basilica cimiteriale al di fuori delle mura probabilmente dallo stesso Eusebio e ricostruita una prima volta a partire dal V secolo: di questa prima fase resta solo il campanile medievale. Una seconda fase di ricostruzione venne intrapresa nel 1570. Da ammirare la facciata barocca settecentesca sormontata dalla grande cupola realizzata nell’ottocento e il campanile medievale.
L’intero è a croce latina a tre navate. Al centro della navata maggiore, si trova sospeso il magnifico Crocifisso in lamina d’argento il cui restauro, condotto a seguito di un atto vandalico, ha permesso la datazione definitiva intorno all’episcopato di Leone (999-1026).
Dal famoso crocifisso in argento, datato X secolo e simbolo inscindibile di Vercelli, alla Torre Campanaria che domina l’attuale Piazza D’Angennes, ultimo residuo della vecchia Basilica; dalla Cupola, che è visibile anche dalle risaie, al pavimento a mosaico sapientemente progettato dall’architetto vercellese Edoardo Arborio Mella: il Duomo di Vercelli rappresenta un importante pezzo di storia della città.
Il Palazzo Arcivescovile lì adiacente è diventato sede di uno dei musei più importanti di Vercelli: il Museo del Tesoro del Duomo che custodisce una delle più ricche e antiche collezioni di oggetti d’arte sacra, tra le più importanti d’Europa. Questo straordinario patrimonio è conservato all’interno del Museo, della Biblioteca e Archivio Capitolare e della Pinacoteca Arcivescovile.
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San cristoforo – vercelli
San Cristoforo
La chiesa di San Cristoforo è un piccolo gioiello cittadino che custodisce alcune preziose opere del talentuoso Gaudenzio Ferrari. La chiesa, conosciuta anche come la Cappella Sistina di Vercelli, è completamente affrescata e conserva al suo interno alcuni dei più importanti capolavori del Rinascimento piemontese come la pala della Madonna degli Aranci, le Storie di Maria Maddalena, le Storie di Maria Vergine, la Crocifissione e l’Assunzione della Vergine.
San Cristoforo, prettamente Rinascimentale nello stile, viene ricostruita nel 1516 dopo che l’antica chiesetta e il conventino passano nelle mani della ricca famiglia Corradi di Lignana. Non molti anni dopo, e precisamente nel 1529, Gaudenzio Ferrari è chiamato a realizzare dei lavori all’interno della Chiesa che si concludono intorno al 1534. Il Ferrari trascorre circa dieci anni della sua vita a Vercelli e sicuramente le tracce più significative della sua presenza sono custodite in San Cristoforo: un vero e proprio scrigno di alcuni tra i più importanti capolavori del Rinascimento piemontese.
Interamente affrescata con cicli di straordinaria suggestione raffiguranti le Storie della Vergine e le Storie della Maddalena compiuti tra il 1532 e il 1534 e la conosciutissima pala d’altare denominata La Madonna degli Aranci, dove gli aranci dipinti in realtà sono mele cotogne, San Cristoforo saprà farvi riscoprire il senso della meraviglia grazie agli affreschi sfumati e sognanti che sembrano espandersi, correre lungo i pilastri e inondare di colore e luce ogni più piccolo spazio.
L’interno della chiesa è diviso in tre navate concluse dal transetto sul quale si erge la cupola, ricavata all’interno di un tiburio ottagonale visibile dall’esterno. Un’ampia balaustra in marmo policromo, realizzata su disegno di Filippo Juvarra, divide la parte riservata ai fedeli dalla zona presbiteriale.
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chiesa di santa caterina – vercelli
chiesa di santa caterina d’alessandria
Nel 2015, la Chiesa è stata soggetto di diversi lavori di restauro che hanno portato alla luce diversi affreschi affascinanti e ancora in ottimo stato di conservazione, databili alla fine del Quattrocento – tra questi, la raffigurazione della Natività.
La Confraternita di Santa Caterina sorse inizialmente come Congregazione di Santa Maria della Misericordia, con riunioni tra i fondatori in un’abitazione sotto la parrocchia di Santa Maria Maggiore. Fu con il lascito di un confratello che si rese possibile la creazione della prima chiesa della Confraternita, intitolata a Santa Caterina di Alessandria, insieme a un ospitale per viaggiatori e pellegrini della Via Francigena che fungeva anche come centro di cura per malati. La nuova sistemazione per l’ospitale e per la chiesa venne concessa dalla Duchessa Bianca Maria di Savoia nel 1486.
La Confraternita di Santa Caterina fu una delle prime a dotarsi di una Macchina, gruppo scultoreo rappresentante un passo biblico e che ogni venerdì santo viene trasportato per le vie di Vercelli nella tradizionale processione delle Macchine.
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sinagoga di vercelli
sinagoga di vercelli
La Sinagoga di Vercelli è stata inaugurata il 18 settembre 1878 ed è situata nel centro dell’ex ghetto degli ebrei. L’edificio è tra i più suggestivi d’Italia ed è uno degli esempi più significativi di stile moresco della seconda metà dell’Ottocento.
Nella stessa area dove sorge ora la Sinagoga, un tempo si trovava un piccolo oratorio, inaugurato nel 1740 all’interno del nuovo ghetto, istituito quello stesso anno. Con l’emancipazione del 1848 si rese quasi immediatamente necessaria l’edificazione di un nuovo luogo di culto più consono alle dimensioni numeriche della comunità ebraica di Vercelli che, all’epoca, contava più di 600 persone. Il progetto fu affidato in via definitiva all’architetto Giuseppe Locarni che tra il 6 settembre 1874 (posa della prima pietra) e il 18 settembre 1878 (data d’inaugurazione) realizzò la costruzione dell’edificio.
La città di Vercelli ospita anche un cimitero ebraico che viene istituito nel 1801, in seguito all’acquisto di un appezzamento di terreno secondo le disposizioni cimiteriali di Napoleone Bonaparte. Prima dell’attuale cimitero, esistono altre zone di sepoltura, piccoli cimiteri affittati in diversi luoghi della città, dismessi poi nel corso dell’Ottocento. L’attuale cimitero ebraico è sito fuori dal centro urbano di Vercelli. Le tombe, che si alternano in un elegante spazio verde, sono molto diverse tra loro: quelle antiche hanno forma semplice e appaiono consunte dal tempo mentre quelle successive all’emancipazione presentano sepolcri monumentali e cappelle di famiglia, di grande pregio artistico, assimilati dai costumi della società non ebraica.
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polo espositivo arca – vercelli
polo espositivo arca
ARCA è il moderno polo espositivo inaugurato nel 2007 a Vercelli con una straordinaria mostra organizzata dalla Fondazione Guggenheim di Venezia. Progettato dall’ architetto Ferdinando Fagnola, è ospitato all’ interno dell’ex chiesa medievale di San Marco. La Chiesa, dopo aver subito varie trasformazioni nel corso dei secoli, è divenuta oggetto di importanti lavori di restauro degli affreschi e di recupero delle strutture architettoniche, visibili in occasione delle mostre temporanee che ARCA accoglie al suo interno.
Il vero e proprio polo espositivo consiste in una struttura modernissima in vetro e acciaio appoggiata nella navata centrale, mentre le due laterali sono lasciate libere per essere impiegate in caso di iniziative collaterali legate alle esposizioni in corso. Si determina così una suggestiva contrapposizione tra lo spazio moderno e tecnologico di ARCA e quello dall’ atmosfera medievale delle navate laterali e dell’ abside, rendendo ancora più affascinante questo spazio.
Questo innovativo parallelepipedo è ormai divenuto uno dei simboli cittadini, nonché “cifra stilistica” della volontà e capacità di coniugare antico e contemporaneo: le volte in cristallo della struttura consentono infatti di ammirare quelle medioevali e maestose di San Marco. A sua volta l’ex chiesa sta restituendo alla fruizione di Vercellesi e turisti i meravigliosi affreschi quattrocenteschi nascosti disvelati dai giovani restauratori del Centro Conservazione e Restauro di Venaria Reale.
ARCA è utilizzata per ospitare eventi e mostre: tra le più importanti si ricordano le esposizioni in collaborazione con la fondazione Guggenheim, “Il Rinascimento di Gaudenzio Ferrari” e la mostra dedicata alla Magna Charta e agli 800 anni dell’Abbazia di Sant’Andrea.
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conservatorio della risicoltura
conservatorio della risicoltura
Dal lontano 1400, quando da un ostello per viandanti nasce la Tenuta Colombara, una tipica cascina a corte chiusa dove si avvia la coltivazione del riso, molti sono i cambiamenti che si susseguono in questa piccola realtà di Livorno Ferraris. Con l’arrivo della famiglia Rondolino, la Tenuta Colombara si trasforma nel corso dei secoli in un vero e proprio micromondo legato indissolubilmente al riso: abitazioni, botteghe, scuola e tutto il necessario alla vita quotidiana.
Nel 1920 viene costruito il dormitorio delle mondine, destinato a ospitare le lavoratrici stagionali delle risaie che si occupavano del trapianto e della monda del riso. Si trattava di un lavoro estremamente faticoso, svolto spesso in condizioni difficili, tanto che agli inizi del Novecento le mondine si organizzarono in una storica protesta che portò, nel 1906, alla conquista della giornata lavorativa di otto ore. A Vercelli, una targa situata nel centro cittadino, a pochi passi dal Comune, ricorda ancora oggi questa importante vittoria sociale.
Nel 2004, per volontà della famiglia Rondolino e con la partecipazione attiva di Mario Donato, nei fabbricati della Tenuta Colombara viene allestito il Conservatorio della Risicoltura, un percorso museale tematico dedicato alla civiltà risicola italiana. I laboratori del fabbro, del falegname, del sellaio, della sarta, le abitazioni, la scuola, le stalle e il dormitorio delle mondine sono stati lasciati così com’erano, senza interventi invasivi, per conservarne intatte le tracce e le suggestioni del tempo. All’interno delle stanze sono esposti oggetti d’epoca e cimeli unici, donati e catalogati dalla cittadinanza.
Visitare il Conservatorio significa compiere un autentico viaggio nel passato, riscoprendo il valore della memoria collettiva e l’identità di un territorio che ha fatto del riso la propria storia.
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Principato di Lucedio
Principato di Lucedio
Denominata Principato di Lucedio a partire dal 1875, l’antica Abbazia, fondata nel 1123 dai cistercensi per volere del marchese del Monferrato che concede loro svariati terreni, conosce nel corso dei secoli numerosi passaggi di proprietà che pesano fortemente sul suo processo di frammentazione, divenuto definitivo nel 1818, quando il Principe Camillo Borghese, cognato di Napoleone e allora Governatore Generale del Piemonte, suddivide il patrimonio in tre parti per poterlo vendere.
Lucedio è considerata la culla del riso italiano: da qui si sviluppa il territorio delle Grange, aziende agricole che si intervallavano su ampio comprensorio agricolo, ottenuto grazie alle opere di disboscamento e livellamento dei terreni. La posizione geografica lungo la Via Francigena è strategica in passato anche per lo sviluppo socio economico dell’abbazia, che diventa un fiorente centro di potere politico. Ben tre sono i Pontefici che in quei secoli la visitano.
Ora l’abbazia, che si trova a pochi km dal borgo di Trino Vercellese, è una moderna azienda agricola visitabile che ha saputo conservare i caratteristici ambienti medievali. Superata la cinta fortificata è possibile ammirare ancora la Chiesa abbaziale, il singolare campanile ottagonale nella parte superiore ma quadrato alla base e la sala capitolare quadrilatera.
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Bosco della Partecipanza
Bosco della Partecipanza
Una zattera verde in mezzo alle risaie: così viene spesso definito il Bosco delle Sorti della Partecipanza, nel comune di Trino Vercellese. Ultima testimonianza della vasta foresta planiziale che ricopriva la Pianura Padana, prima delle grandi opere di bonifica agraria che nel Medioevo ne vedono il quasi totale abbattimento.
La sua conservazione si deve nello specifico ad un rigido sistema di tagli rispettato sin dal 1275 quando tutta l’area viene assegnata in comune proprietà ai cittadini di Trino. Ancora oggi, la fruizione del Bosco da parte dei soci avviene secondo la tradizione dei secoli passati: ogni anno, una zona viene messa in turno di taglio, viene poi suddivisa in aree più piccole dette “sorti” o “punti”. Ogni punto è a sua volta diviso in quattro (da cui il nome “quartaruoli”) ed abbinato ad un numero. A novembre si procede all’estrazione da parte dei Partecipanti di uno dei punti: sarà la sorte a decidere quale sarà la zona in cui il socio potrà abbattere la propria parte di quartaruoli.
Dal 1991 è area naturale protetta del Piemonte, una grande isola verde di 600 ettari dove trovano rifugio diverse specie animali che difficilmente riuscirebbero a sopravvivere nell’ambiente circostante, ormai così influenzato dalla monocultura risicola. Il Bosco della Partecipanza è luminoso, gli alberi lasciano intravedere i colori del cielo ed è ricco di sentieri segnalati da apposita cartellonistica da percorrere a piedi o in MTB. Non mancano poi le aree attrezzate per godersi un pic nic immersi nella natura, a due passi da Vercelli.
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mulino san giovanni
antico mulino riseria san giovanni
L’Antico Mulino San Giovanni si trova nei pressi del comune di Fontanetto Po ed è una testimonianza unica nel Vercellese di riseria azionata dalla forza motrice dell’acqua. La sua attività produttiva si è conclusa alla fine degli anni ’80, non potendo reggere la concorrenza degli impianti industriali d’avanguardia. Viene edificato nel 1465, contemporaneamente alla costruzione del canale Roggia Camera da cui è alimentato, per volere del Marchese Guglielmo del Monferrato. A quell’epoca il Mulino era detto da Po per la vicinanza al grande fiume. Ricostruito nel 1617 in seguito alle distruzioni subite dal territorio circostante durante le guerre tra francesi, spagnoli e Marchesi del Monferrato, viene poi chiamato Mulino Nuovo.
Come molti altri mulini della pianura risicola, anche il Mulino S. Giovanni perde nei secoli la sua funzione legata alla macinatura dei cereali mentre cresce sempre più il suo legame con la lavorazione del riso. Nel 1699 nel catasto è indicato come “pista”, cioè un impianto con macina per la “bramatura” del riso azionata meccanicamente, con la forza idraulica ottenuta per mezzo di una ruota a pale mossa dall’acqua. Nel XIX secolo la struttura viene ampliata con un secondo edificio collegato al primo da una passerella. Alla “pista” in pietra si sostituiscono macchinari azionati dall’energia motrice dell’acqua, non più trasmessa dalla ruota ma dall’allora innovativa turbina che ancora oggi alimenta l’impianto.
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Parco Naturale del Po Piemontese
parco naturale del po piemontese
Il Parco Naturale del Po piemontese viene istituito con la legge regionale nel 2019. In precedenza le singole aree lungo il Po in Piemonte, di particolare valore ambientale e paesaggistico o minacciate da possibili espansioni edilizie, erano tutelate mediante un sistema di Riserve naturali, Aree attrezzate e Zone di salvaguardia. Con l‘istituzione del Parco Naturale del Po Piemontese passano sotto un’unica gestione i parchi esistenti nei tratti del Po Torinese, Alessandrino e Vercellese, creando di fatto una gestione unica lungo il tratto subalpino del fiume Po, il più lungo e più importante fiume d’Italia, che in questo caso costituisce anche il trait d’union fra le differenti aree che formano le Aree protette del Po piemontese. Il Parco del Po piemontese si estende interamente in pianura, ma spesso lambisce zone collinari alla destra idrografica del fiume Po.
Nel vercellese il fiume scorre nell’area dei Comuni di Crescentino, Fontanetto Po, Palazzolo Vercellese e Trino, una zona pianeggiante votata alla risicoltura ma con un’elevata biodiversità e al confine l’area collinare casalese.
Le aree protette del vercellese sono particolarmente interessanti per gli amanti del birdwatching che qui possono ammirare numerose colonie di uccelli stanziali.
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Parco Naturale del Bosco della Partecipanza e delle Grange Vercellesi
Parco Naturale del Bosco della Partecipanza e delle Grange Vercellesi
Nella parte più meridionale della pianura risicola vercellese si trovano tre aree, quasi tre isole, che si differenziano nettamente dal territorio circostante e che costituiscono uno scrigno di biodiversità. Per tutelarle e gestirle è stato creato il Parco Naturale del Bosco della Partecipanza e delle Grange Vercellesi.
Bosco delle Sorti della Partecipanza
Una zattera verde in mezzo alle risaie: così viene spesso definito il Bosco delle Sorti della Partecipanza, nel comune di Trino Vercellese. Ultima testimonianza della vasta foresta planiziale che ricopriva la Pianura Padana, prima delle grandi opere di bonifica agraria che nel Medioevo ne videro il quasi totale abbattimento. Il Bosco può quindi essere considerato una sorta di fossile vivente.
La sua conservazione si deve nello specifico ad un rigido sistema di tagli rispettato sin dal 1275 quando tutta l’area venne assegnata in comune proprietà ai cittadini di Trino. Ancora oggi, la fruizione del Bosco da parte dei soci avviene secondo la tradizione dei secoli passati: ogni anno, una zona viene messa in turno di taglio, viene poi suddivisa in aree più piccole dette “sorti” o “punti”. Ogni punto è a sua volta diviso in quattro (da cui il nome “quartaruoli”) ed abbinato ad un numero. A novembre si procede all’estrazione da parte dei Partecipanti di uno dei punti: sarà la sorte a decidere quale sarà la zona in cui il socio potrà abbattere la propria parte di quartaruoli.
Dal 1991 è area naturale protetta del Piemonte, una grande isola verde di 600 ettari dove trovano rifugio diverse specie animali che difficilmente riuscirebbero a sopravvivere nell’ambiente circostante, ormai così influenzato dalla monocultura risicola. Il Bosco della Partecipanza è luminoso, gli alberi lasciano intravedere i colori del cielo ed è ricco di sentieri segnalati da apposita cartellonistica da percorrere a piedi o in MTB. Non mancano poi le aree attrezzate per godersi un pic nic immersi nella natura, a due passi da Vercelli.
Palude di San Genuario
Questa area del parco è inserita nel paesaggio della bassa pianura vercellese, contraddistinta dall’esteso ambiente agrario della risicoltura. Agli inizi degli anni ’90 del secolo scorso l’ultimo tentativo di utilizzo a fini produttivi della Palude di San Genuario fu la creazione di un allevamento ittico nel suo nucleo centrale. L’impianto, dismesso dopo pochi anni, subì un processo di rinaturalizzazione spontanea, poi assecondato e incrementato dall’Ente-Parco, che lo ha trasformato in un ambiente umido di pregio. Oggi le vasche e gli invasi artificiali, il fitto reticolo idrografico di alimentazione costituito da canali a lento corso, le numerose risorgive e fontanili sono popolate da specie vegetali e animali tipiche delle aree umide.
Nell’ambito di un comprensorio caratterizzato dalla monocoltura risicola, il territorio della Palude di San Genuario rappresenta un fattore di biodiversità significativo, ospitando vari habitat di tipo palustre e numerose specie rare ed interessanti, in particolare tra l’avifauna. Per la prenotazione dei capanni fotografici presenti nella palude occorre fare riferimento a SKUA Nature (info@skuanature.com – www.skuanature.com).
Fontana Gigante
Situata nella bassa pianura vercellese, nel comune di Tricerro, Fontana Gigante è un’area caratterizzata dalla presenza di un bacino lacustre formato da otto corpi idrici contigui, occupanti in totale circa 12 ettari. La profondità dell’acqua nei bacini è compresa tra i 10 e i 180 cm. L’origine di questi invasi lacustri è legata alla bonifica di ambienti acquatici naturali e allo scavo di bacini a fini venatori e di pesca sportiva, dismessi e poi rinaturalizzati.
Fontana Gigante non si presta alla fruizione turistica, per la rarità delle specie che ospita. L’unico tipo di attività compatibile è la ricerca scientifica, in particolare quella finalizzata al monitoraggio dello stato di conservazione di habitat e specie.
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Alla scoperta del canale Cavour
lungo le acque del vercellese
Il paesaggio risicolo vercellese è segnato da un fitto dedalo di canali e straordinarie opere di ingegneria idraulica che hanno l’importante compito di distribuire l’acqua che permette la coltivazione del riso. Con questo itinerario che attraversa la pianura vercellese dalla Dora Baltea al fiume Sesia, potrai scoprire il Canale Cavour e le sorprendenti opere idrauliche del sistema irriguo vercellese.
1 IL cANALE CAVOUR E LA RETE IRRIGUA VERCELLESE
Lungo quasi 85 Km, il Canale Cavour è un’incredibile opera di ingegneria idraulica che collega il fiume Po al fiume Ticino, da Chivasso fino a Galliate. Questa immensa opera, fortemente voluta da Camillo Benso Conte di Cavour, rappresenta insieme ad altri canali come il Naviglio d’Ivrea e il canale Depretis, la spina dorsale di un’estesa ed efficiente rete irrigua che attraversa tutta la pianura vercellese. Grazie a questa rete è stato possibile, nel corso dei secoli, lo sviluppo della risicoltura.


2 sALUGGIA
Il piccolo paese di Saluggia sorge su un ripido terrapieno alla sinistra della Dora Baltea ed è conosciuto soprattutto per il prodotto di eccellenza che qui si coltiva, il fagiolo, molto ricercato per la panissa, piatto tipico vercellese. Nei pressi del borgo è possibile ammirare la presa del canale Farini, un piccolo gioiello di ingegneria e architettura idraulica dell’Ottocento.
3 LIVORNO FERRARIS
Il paese di Livorno Ferraris è conosciuto per aver dato i natali a Galileo Ferraris, illustre fisico e ingegnere dell’Ottocento. Da non perdere nel grazioso centro storico il Museo Civico Ferraris, dedicato allo scienziato e al fratello Adamo, medico personale di Garibaldi. Nei pressi del borgo si trova il canale Depretis, un antico e importante canale del Settecento.


4 Tenuta Colombara – Conservatorio della risicultura
Nel mezzo delle risaie vercellesi si trova l’affascinante Tenuta Colombara che ospita il Conservatorio della Risicultura. Nella Tenuta, splendido esempio di cascina a corte chiusa, sono assolutamente da visitare gli spazi in cui sono stati ricostruiti gli ambienti più rappresentativi della storia e della vita del mondo risicolo: i laboratori artigianali, le abitazioni, la scuola e l’evocativo dormitorio delle mondine.
5 Santhià
La città di Santhià, nella quale si svolge il carnevale storico più antico del Piemonte, è attraversata sin dai tempi antichi dalla Via Francigena, di cui è la 44° tappa. A poca distanza dal centro cittadino lungo il Naviglio d’Ivrea si trova la Stazione idrometrica sperimentale di Santhià, un edificio ottocentesco realizzato per misurare la portata e la distribuzione dell’acqua della complessa rete irrigua vercellese.


6 PARCO NATURALE LAME DEL SESIA
Il Parco si trova lungo la sponda destra del fiume Sesia ed è una splendida oasi protetta di 900 ettari con lame, specchi d’acqua e boschi. E’ il luogo ideale per l’insediamento di una ricca fauna e una rigogliosa vegetazione. Diversi i percorsi che da Albano Vercellese permettono di scoprire una delle più importanti oasi ornitologiche italiane ed europee.
Il canale Cavour e la rete irrigua Vercellese
Saluggia
Livorno Ferraris
Tenuta Colombara – Conservatorio della Risicultura
Santhià
Parco naturale delle Lame del Sesia
Come raggiungere il canale Cavour
Da Vercelli: prendere la SP1 “Strada delle Grange” in direzione di Crescentino. Da Crescentino prendere la SP37 in direzione di Saluggia.
Da Milano e Torino: prendere l’autostrada E25 e uscire al casello autostradale di Vercelli Ovest. Seguire la SP1 “Strada delle Grange” in direzione di Crescentino. Da Crescentino prendere la SP37 in direzione di Saluggia.
IN TRENO
Saluggia, Livorno Ferraris e Santhià si trovano sulla linea ferroviaria Torino – Milano.

Ph: Donatello Lorenzo
Approfondimento
Canale Cavour
Il Canale Cavour è da considerarsi un’opera straordinaria non solo a livello ingegneristico, viste le dimensioni e la portata d’acqua, ma anche a livello architettonico in quanto lungo gli 85 km di percorso sono presenti 101 ponti, 210 sifoni e 62 ponti-canale.
I punti più suggestivi da osservare sono quelli in cui il Canale Cavour, incrociando un corso d’acqua (fiume o torrente) lo supera attraverso un ponte-canale o una tomba-sifone.
Tra i ponti canali più spettacolari, ovvero quelli in cui il canale supera il fiume/torrente grazie ad un ponte, ci sono il ponte canale sulla Dora Baltea che si trova nei pressi di Saluggia e il ponte canale sul torrente Cervo nei pressi di Formigliana.
Altrettanto spettacolari sono le tombe-sifone, ovvero i punti in cui il canale passa al di sotto di un fiume/torrente, come la tomba sifone sul torrente Elvo nei pressi di Vettignè e quella del fiume Sesia prossimità di Greggio.
A Chivasso si trova invece il monumentale Edificio di Presa del Canale Cavour. L’edificio d’imbocco del canale è lungo 40 metri e si sviluppa su due piani con 21 luci costituite da tre ordini di paratoie.
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Alla scoperta del fiume Po
natura e risaie
a due passi dal Monferrato
In un territorio prevalentemente agricolo e con numerosi centri abitati, scorre il breve tratto vercellese del fiume Po che separa la pianura delle risaie dalle verdi colline del Monferrato. Con questo itinerario ti portiamo a conoscere l’affascinante zona compresa tra Trino e Crescentino, dove il fiume più lungo d’Italia scorre in territori diversi per ambienti, storia e tradizioni ma legati sin dall’antichità. Un meraviglioso viaggio alla scoperta di piccoli borghi, boschi e cascine dove sembra perdersi il confine tra il fiume e la risaia.
1 Il fiume po e il parco
Punto di eccellenza naturalistica, il Parco Naturale del Po Piemontese è sorto con lo scopo di salvaguardare gli ultimi ambienti naturali del fiume. Le aree protette nel tratto tra Crescentino e Trino sono particolarmente interessanti per gli amanti del birdwatching che qui possono ammirare numerose colonie di uccelli stanziali. In prossimità del fiume e all’interno delle aree protette sono segnalati diversi percorsi, capanni e punti di sosta permettono di godersi la natura in tutto relax.


2 crescentino
Il paese di Crescentino, situato alla confluenza tra il fiume Po e la Dora Baltea, è stato nel corso del Medioevo un importante borgofranco. Nel centro cittadino, ancora di antico impianto urbanistico medievale, si trova il simbolo della città: la Torre Civica del Trecento, dove è collocata la più grande campana della provincia di Vercelli, la Crescentina. Nei pressi di Crescentino si può raggiungere la Riserva Naturale Isola S. Maria, una delle aree protette del Parco Naturale del Po piemontese.
3 fontanetto po
Il borgo di Fontanetto Po, che prende il nome dai numerosi fontanili presenti nel suo territorio, è noto per essere la città natale di Giovan Battista Viotti, uno dei più grandi musicisti del XVIII secolo. Lungo via Viotti, dove sorge la casa natale dell’artista, si trova la chiesa parrocchiale di S. Martino che presenta un sontuoso campanile in stile romanico normanno, alto 56 metri.


4 Antico Mulino – Riseria “S.Giovanni”
Nei pressi di Fontanetto Po si trova l’Antico Mulino – Riseria S.Giovanni unica testimonianza rimasta, in provincia di Vercelli, di riseria azionata dalla forza motrice dell’acqua. La riseria, che conserva gli antichi i macchinari per la lavorazione del riso, fa parte dell’Ecomuseo delle Terre d’Acqua.
5 Palazzolo Vercellese
Il piccolo borgo agricolo di Palazzolo Vercellese viene fondato dai romani lungo la via Ticinum-Augusta Taurinorum che, passando lungo il fiume Po, collegava Torino a Pavia. Dal paese, volgendo lo sguardo verso le colline del Monferrato, è possibile osservare i bellissimi calanchi, spettacolari e ripidissime pareti create dalle acque piovane.


4 Trino
Trino, interessante centro della bassa vercellese collocato ai piedi delle colline del Monferrato, è stato la sede principale del feudo dei Paleologi, famiglia nobiliare che regge le sorti del Marchesato del Monferrato dal 1305 fino al 1532. Numerose le testimonianze artistiche e architettoniche del passato della città: Palazzo Paleologo, sede della corte dei Paleologi; la chiesa di San Bartolomeo, di fondazione medievale; il Museo Civico “G.A. Irico” che raccoglie numerosi reperti locali.
Il fiume Po e il parco
Crescentino
Fontanetto Po
Antico Mulino – Riseria “S.Giovanni”
Palazzolo Vercellese
Trino
Come raggiungere il fiume Po
IN AUTO
Da Vercelli: prendere la SP1 “Strada delle Grange” in direzione di Crescentino.
Da Milano e Torino: prendere l’autostrada E25 e uscire al casello autostradale di Vercelli Ovest. Seguire la SP1 “Strada delle Grange” in direzione di Crescentino.
IN BUS
Autolinee giornaliere collegano Vercelli con Crescentino, Fontanetto Po, Palazzolo Vercellese e Trino.

Ph Donatello Lorenzo
Approfondimento
Le risaie
viste dal Monferrato
Partendo da Crescentino o da Trino e dirigendosi verso le colline del basso Monferrato è possibile percorrere una bellissima strada panoramica che, in molti punti, permette di catturare meravigliosi scorci sul fiume Po e sulla pianura risicola vercellese.
Questo percorso è particolarmente affascinante nelle limpide giornate di primavera, quando le risaie allagate creano lo spettacolo del “mare a quadretti” incorniciato sullo sfondo dalle Alpi e dal Monte Rosa.
I punti più suggestivi da dove è possibile ammirare questo paesaggio unico si trovano presso la Rocca di Verrua Savoia, il castello di Gabiano, la Chiesa parrocchiale di Cantavenna, la piccola frazione di Rocca delle Donne e il castello di Camino.
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Alla scoperta delle Grange
Angoli di medioevo
tra le risaie
La storia dell’agricoltura vercellese e della trasformazione del territorio da bosco planiziale a terreno a vocazione risicola va rintracciata in un piccolo lembo di pianura, compreso tra Vercelli, Crescentino e Trino, conosciuto come il Triangolo delle Grange. Con questo itinerario potrai conoscere i luoghi che per primi vedono nascere la coltivazione del riso: le Grange, testimonianze ancora oggi visibili di un ambiente carico di storia e d’arte.
1 l’abbazia di lucedio
Denominata Principato di Lucedio a partire dal 1875, l’antica Abbazia, venne fondata nel 1123 dai monaci cistercensi per volere del marchese del Monferrato che concede loro svariati terreni. Oggi l’abbazia è una moderna azienda agricola visitabile che ha saputo conservare i caratteristici ambienti medievali. Superata la cinta fortificata è possibile ammirare la Chiesa abbaziale con il singolare campanile ottagonale nella parte superiore ma quadrato alla base e la bellissima sala capitolare.


2 cascina darola
Collocata a nord di Lucedio, questa cascina vanta antichissime origini. Donata nel 933 dai re d’Italia Ugo e Lotario ai marchesi del Monferrato, viene poi ceduta da questi ultimi in proprietà a Lucedio nel 1123: diviene così una delle 6 grange possedute dall’abbazia. Dal punto di vista strutturale rappresenta un eccellente esempio di cascina a corte chiusa.
3 Montarolo, Ramezzana, Castelmerlino, Leri e Montarucco
Appartenenti un tempo a Lucedio, le altre Grange si trovano nelle vicinanze del complesso rurale. Mentre Montarucco, Ramezzana e Montarolo si trovano a sud di Lucedio, Leri e Castelmerlino si trovano nella parte di territorio che si estende a nord-ovest del principato e corrispondono ai possedimenti della famiglia Benso di Cavour, cui apparteneva il ministro Camillo Benso Conte di Cavour.


4 Bosco delle Sorti della Partecipanza di Trino
Ultimo relitto dell’antica foresta planiziale che si estendeva nella pianura padana, il Bosco, di antichissime origini e già sacro ai romani, si è conservato grazie ad un sistema di gestione collettiva molto rigido, la “Partecipanza”, che risale al Medioevo. Nel Bosco sono presenti diversi sentieri e aree attrezzate dove trascorrere piacevoli momenti di relax.
5 San genuario
Tenuta agricola un tempo sede di un’abbazia, San Genuario è il più antico insediamento monastico benedettino all’interno di quella che fu la foresta di Lucedio. Da vedere il Castello del Trecento, che presenta una mirabile torre circolare circondata da una rocca e la palude di San Genuario, che conserva un importante sistema di zone umide alimentate da sorgive.


6 santuario della madonna delle vigne
Il Santuario, abbandonato ormai da anni, è collocato sulla collina che porta a Montarolo e rappresenta un pregevole esempio di barocco piemontese oltre che un luogo che ha ispirato numerose leggende e misteri. La più famosa è legata allo “Spartito del diavolo”, un brano palindromo ritenuto magico che pare sia in grado di liberare un demone tenuto prigioniero sotto la piccola chiesa.
L’Abbazia di Lucedio
Cascina Darola
Montarolo, Ramezzana, Castelmerlino, Leri e Montarucco
Montarolo, Ramezzana, Castelmerlino, Leri e Montarucco
Montarolo, Ramezzana, Castelmerlino, Leri e Montarucco
Montarolo, Ramezzana, Castelmerlino, Leri e Montarucco
Montarolo, Ramezzana, Castelmerlino, Leri e Montarucco
Bosco delle Sorti della Partecipanza di Trino
San Genuario
Santuario Madonna delle Vigne
Come raggiungere le Grange
IN AUTO
Da Vercelli: prendere la SP1 “Strada delle Grange” in direzione di Crescentino. Svoltare sulla SP 34 in direzione di Lucedio.
Da Milano e Torino: prendere l’autostrada E25 e uscire al casello autostradale di Vercelli Ovest. Prendere la SP1 “Strada delle Grange” in direzione di Crescentino. Svoltare sulla SP 34 in direzione di Lucedio.

Approfondimento
le Grange
Le grange, letteralmente “granai”, erano antiche unità abitative e centri agricoli all’interno dei quali i conversi, ovvero i monaci cistercensi staccati dal convento, attuavano opere di bonifica su di un’area territoriale coperta da bosco planiziale al fine di renderla adatta ad un impiego agricolo.
Le grange rappresentarono uno strumento determinante nel processo di trasformazione di una zona incolta in terreno arabile: quando un proprietario terriero intendeva trasformare i propri possedimenti al fine di renderli produttivi, gli abati inviavano un proprio monaco, il granciere, il quale dirigeva i lavori di bonifica.
È quindi innegabile che l’attività svolta dai monaci nel vercellese rappresentò un fattore determinante alla nascita e al radicarsi nel corso dei secoli di una vocazione agricola e risicola: furono proprio i Cistercensi, infatti, a introdurre la coltivazione del riso nel XV secolo.
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